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Agosto 2009
Questione di Cuore.
Distillati dai colori dell’arcobaleno, bicchieri con dentro mentuccia, lime, mosca, tanto ghiaccio ed un insieme irriconoscibile dei più disparati alcol provenienti da tutto il mondo in bottiglie dalle misteriose, nebulose etichette. Ho visto persone bere le cose più strane, chiedendomi quali sensazioni potesse dare loro quel bicchiere e cosa invece si deve pretendere da un distillato, in termini di soddisfazione ed emozione. Nel corso della mia ricerca, in occasione di una lezione Fisar ho avuto il piacere per altro corrisposto, diventando ottime amiche, di conoscere Priscilla Occhipinti, unica donna Maestro distillatore, titolare della Nannoni Grappe s.r.l. Sorprendente come la passione per il proprio lavoro, che non esito a chiamare arte, possa essere partecipata in due ore di lezione, durante le quali ha saputo con poche pennellate tratteggiare il complesso mondo delle acquaviti in particolare della nostra acquavite di vinaccia: la Grappa. Lo ha spigato con una potenza comunicativa che poche persone possiedono, infatti se ovunque possiamo apprendere origini storiche e processi tecnici di lavorazione, in pochi sono disposti a rendere il pubblico partecipe degli aspetti più intimi dei prodotti che andiamo a degustare, confidenze che favoriscono un approccio più consapevole verso ciò che andiamo a bere. Ci ha spiegato di come sia assolutamente indispensabile per lei lavorare solo vinaccia fresca; grazie al suo impianto artigianale in rame, da Priscilla stessa costantemente modificato e migliorato, riesce infatti, intervenendo di persona ad ogni cotta  ad estrarre da quella profumata materia il cuore, la parte più pregiata, e dargli vita, anima, carattere e personalità. Ed ecco perché diventa poesia godersi dopo un buon pasto un sorso di grappa. Unica nota stonata, secondo me, è proprio il nome grappa, vittima di luoghi comuni, non per la sua etimologia, ma per le sensazioni che questo nome ingiustamente evoca: la rudezza della gente di montagna, degli Alpini, la spigolosità di luoghi impervi, caratteristiche sicuramente proprie di tutti i prodotti che fino a poche decine di anni fa si trovavano in commercio, comuni ancora oggi alla maggior parte dei prodotti industriali, ma  sicuramente lontane da quello che Priscilla offre ai nostri palati.

Ed a riprova di questo prendete ora il vostro bicchiere.

Il bicchiere: orientarsi per la scelta del bicchiere, soprattutto nell’incontro con una riserva, su vetri sottili e forme molto larghe e panciute; evitare imboccature strette, che con il pretesto di concentrare gli aromi, in realtà ci fanno aggredire dalle note alcoliche di un distillato che, per quanto gentile e delicato, è pur sempre un superalcolico!
Un gambo corto ci permetterà di riscaldare il bicchiere con il palmo della mano e una buona ampiezza del calice di ossigenare il nostro distillato.
L’esame visivo: non farsi condizionare troppo dal colore, se per una grappa giovane deve essere trasparente limpido, per una riserva può sfumare dal giallo dorato al giallo ambrato. Non sempre a colori più intensi corrispondono invecchiamenti più lunghi, sarà pertanto necessario lasciare la valutazione del colore alla fine della degustazione, per verificare la corrispondenza fra ciò che vorrebbe apparire e ciò che è.
 
Isabella Cassarino
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