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Maggio 2009
Il vino preistorico

Proviamo ad immaginare. Un gruppo di uomini primitivi in cerca di cibo in una valle fluviale o in una foresta rigogliosa di vegetazione. Immaginiamo che questi uomini rimangano affascinati da quei chicchi dal colore brillante che pendono in grandi grappoli. Così, dopo aver raccolto l'uva, la assaggiano esitanti e rimangono piacevolmente colpiti da quel sapore zuccherino e pungente. Ne raccolgono ancora, e la ammucchiano, in un contenitore di legno, in una pelle di animale, oppure, in una fessura di una roccia.
Alcuni acini maturi si spaccano e lasciano colare il succo sotto il peso della massa accumulata. Se l'uva viene lasciata nel suo contenitore e mangiata poco a poco, con il passare dei giorni, il succo fermenta e diventa un vino a basso contenuto alcolico. Il nostro primordiale produttore di vino intinge un dito nella miscela e resta gradevolmente sorpreso da quella bevanda leggermente intossicante e dal gusto aromatico accidentalmente prodotta. E così seguono spremiture ed assaggi sempre più intenzionali.
Ecco come probabilmente venne prodotto per la prima volta il vino dall'uomo.

Prima di proseguire con la storia dell'uomo e del suo vino, dobbiamo anche sapere qualcosa di più riguardo la storia della pianta : la vite.

Un'unica specie di vite, la vite selvatica eurasiatica (Vitis vinifera L. subsp. sylvestris), tra le 100 circa che crescono selvatiche nelle zone temperate di Asia, Europa e America del Nord, è l'origine del 99 per cento del vino mondiale di oggi. Oggi cresce in tutto il bacino mediterraneo, dalla Spagna al Libano, e nell'Europa interna lungo i fiumi Danubio e Reno, attorno alle coste del Mar Nero e a sud del Mar Caspio, alle sorgenti dei fiumi Tigri ed Eufrate e, più a est, nelle oasi dell'Asia Centrale. La distribuzione odierna è probabilmente solo un'ombra di ciò che doveva essere nel periodo che va da circa 50 milioni di anni fa, in tempi più caldi, fino alla più recente era glaciale, a partire da circa 2,5 milioni di anni fa: durante le ondate di caldo e di freddo del Quaternario quell'ampia distribuzione si ridusse per tutte le sue specie alla fascia tra i 50° e i 30° di latitudine nord.

Con tutta probabilità il primo centro di domesticazione della vite fu l'Asia Minore e la Transcaucasia, dove a partire dall'8000 a.C. si verificò la selezione graduale delle viti con frutti piccoli e succosi. Inoltre le testimonianze crescenti che ci vengono dalla Spagna sud-orientale suggeriscono che anche il Mediterraneo occidentale abbia potuto sviluppare una sua tradizione viticola indigena fra il 2500 e il 2000 a.C. Più in generale, lo sviluppo della viticoltura in Eurasia, e il fatto che nessuna delle altre specie di Vitis sia stata impiegata diffusamente per la produzione del vino, fa pensare che la coltivazione della vite e la produzione del vino non sia stata unicamente il risultato della distribuzione naturale di questo particolare genere. È invece molto più probabile che sia stata collegata alle strutture sociali, ideologiche ed economiche emerse in epoca preistorica nelle regioni del Caucaso e della Mesopotamia settentrionale.

Dalle aree montuose settentrionali del Vicino Oriente il vino si diffuse a poco a poco nelle regioni adiacenti, come l'Egitto e la Bassa Mesopotamia (circa 3500-3000 a.C.), e un po' più tardi (entro il 2200 a.C.) veniva gustato a Creta, per poi farsi strada verso occidente, verso Roma e le sue colonie. E fino ai fiumi più importanti dell'Europa interna. Da lì, si diffuse nel Nuovo Mondo, dove continuò ad intrecciarsi con le economie emergenti.

La vinificazione implica un'intera costellazione di tecniche, oltre che la semplice messa a coltivazione della pianta. La vite doveva essere curata, e ancora oggi accade lo stesso, durante tutto l'arco dell'anno, in modo da disporre di acqua sufficiente per la sua crescita, essere protetta dagli animali, essere "curata" dalle sue malattie ... Inoltre erano necessari vasi a tenuta d'aria per controllare la fermentazione ed evitare che la bevanda diventasse aceto o si guastasse in qualche altro modo; era indispensabile anche un'attrezzatura sussidiaria, tra cui zappe e utensili da taglio, tini per pestare o pigiare l'uva e separare i residui dal mosto, imbuti, setacci e tappi.

L'età del Neolitico, dall'8500 al 4000 a.C. circa, è il primo periodo della preistoria umana in cui si verificarono tutte insieme le condizioni necessarie per l'epocale innovazione della viticoltura.

Le fonti disponibili per la ricostruzione della pratica e della diffusione della viticoltura sono varie e numerose e molte delle discussioni relative alla diffusione della viticoltura sono il risultato delle diverse interpretazioni che ne sono state date. Qualunque analisi di questa discussione deve tenere presente la distinzione essenziale fra coltivazione dell'uva, vinificazione, trasporto e commercio del vino e suo consumo finale.

Le testimonianze relative alla coltivazione dell'uva non significano necessariamente che quell'uva fosse poi trasformata in vino e l'identificazione di anfore destinate al trasporto del vino può a sua volta indicare semplicemente che il luogo dove sono state ritrovate fu coinvolto in qualche stadio del commercio vinario. L'unica dimostrazione della pratica della vinificazione è fornita dal reperimento di strumenti di quel processo, per lo più torchi da vino.



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Luca Bevilacqua
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